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Bertagnolli e Casal, dalle nevi trentine al poker di medaglie paralimpiche. Tra sport e amicizia: 'Mi tocca urlargli per gasarlo, sennò non va avanti'. Video. Foto

Bertagnolli e Casal, dalle nevi trentine al poker di medaglie paralimpiche. Tra sport e amicizia: 'Mi tocca urlargli per gasarlo, sennò non va avanti'. Video. Foto

Dopo il trionfo paralimpico, si torna sui libri perché alle porte dell'estate c'è per entrambi l'esame di maturità. Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal, i diciannovenni trentini che ci hanno fatto esultare alle paralimpiadi di Peyongchang

mettendosi 4 medaglie al collo, si raccontano alla Domenica Sportiva dalla brava conduttrice Giorgia Cardinaletti. Viene fuori la loro semplicità, l'incredibile avventura che hanno portato a termine, l'umiltà che li contraddistingue. E dallo studio della Ds parte un grazie per Luca Pancalli, motore dello sport paralimpico italiano.

Giacomo, atleta ipovedente ( «Ho un'atrofia al nervo ottico su entrambi gli occhi dalla nascita - spiega - per cui ci vedo 0,5 decimi a sinistra e 0,8/0,9 a destra), e Fabrizio, la guida appassionata, hanno fatto davvero un colpaccio. Colleghi, amici, atleti. Un binomio nato quasi per caso, per l'infortunio della guida originaria di Giacomo: a quel punto prova con Fabrizio e poi, quando si tratta di "fare sul serio", lo conferma anche se magari potevano esserci guide più esperte. Il legame giovanile tra i due ragazzi è stato decisivo per la scelta vincente.

Bertagnolli e Casal, dalle nevi trentine al poker di medaglie paralimpiche. Tra sport e amicizia: 'Mi tocca urlargli per gasarlo, sennò non va avanti'. Video. Foto

Negli studi della Rai i due raccontano che si erano presi tre mesi di congedo dalla scuola, per preparare al meglio l'appuntamento coreano. Ora però tornano a capofitto a studiare per non perdere la medaglia del diploma di maturità, importante almeno quanto il sogno (realizzato) paralimpico. Anche prima delle gare l'avevano sottolineato: «Finita questa esperienza, promettiamo ai nostri professori che torneremo ad impegnarci per passare l’esame e completare il nostro dovere».

Anche se per adesso è un po' un'ubriacatura sull'onda del successo. Ma Bertagnolli ha già capito come funziona: lo sport cosiddetto "minore" (ma che non lo è) fa una fatica tremenda ad acquisire visibilità: «E dopo "La vita in diretta" eccoci alla "Domenica sportiva" nuovamente su Rai 1! Nonostante le nostre 4 medaglie farsi conoscere è purtroppo ancora molto difficile! Serve l'aiuto di tutti!» scrive. E scatta l'appello sui social: «Promuoviamo lo sport paralimpico, facciamolo conoscere a tutti! Condividete questo post». Ora i due campioni vengono ricevuti dal presidente Mattarella. Importante seguire ciò che accadrà.

Il loro capolavoro è stato il gigante. «Abbiamo fatto un record, portandoci a casa la miglior gara della nostra vita e la terza medaglia paralimpica - ha esclamato Giacomo dopo il successo -. Abbiamo battuto qualsiasi aspettativa e abbiamo portato a conclusione un impresa che fino a una settimana fa ritenevo non impossibile, ma quasi. Siamo fieri di aver rappresentato l'Italia in questi giochi e spero che tutti potranno apprezzare quello che con tanta voglia ed entusiasmo abbiamo fatto in questi ultimi 4 anni e in ciò in cui ho creduto e sognato sin da piccolo!».

Video. «Il nostro capolavoro: il gigante»

L'affiatamento tra Giacomo e Fabrizio è perfetto: «Lui si affida ai miei sensi» spiega Casal, che guida soprattutto facendo sentire la sua voce. «La guida ha il compito di segnalarmi imperfezioni della pista, avvertirmi delle figure sul tracciato; io dietro devo avvisarlo se per caso resto indietro, se serve aumentare la velocità» racconta Giacomo.

Ma in gara com'è? «La parte più bella è quando esci dal cancelletto e sei concentrato, al traguardo si tira un respiro di sollievo: dai che l'abbiamo portata a casa». E sentirsi così in alto in classifica? «Essere un campione non significa averi vinto tante gare, ma essere soddisfatti di quel che si porta a casa ogni giorno e di quel che si fa, che si vinca o si perda - chiarisce Bertagnolli - e significa anche restare umili e saper rispettare gli altri».

Bertagnolli e Casal, dalle nevi trentine al poker di medaglie paralimpiche. Tra sport e amicizia: 'Mi tocca urlargli per gasarlo, sennò non va avanti'. Video. Foto

In un siparietto dopo le vittorie coreane, Fabrizio chiede a Giacomo: «Quando è che hai sentito di avere più bisogno di qualcosa?». «Ma non farmi domande del genere» gli ribatte il compagno. Casal invece ha una sua risposta. «Per me è stato quando ci siamo dati pugno contro pugno prima della seconda manche di gigante».

E il momento più divertente? «Quando mi ha lasciato e sei andato via da solo, mi sono arrabbiato ma è stato divertente». «Eravamo nel capannone prima della gara e lui è andato al bagno senza dirmelo!» chiosa la guida. E infine il momento più bello... «Quando hai urlato il tuo grido al traguardo della prima manche» è sempre Casal che ricorda. Infine una nota sul "carburante" necessario per andare via veloci: «Lui ha bisogno di venire gasato dalle mie urla - dice Bertagnolli -, se non lo gaso non va avanti».

Una bella coppia. 19 anni. Tra quattro c'è un'altra paralimpiade. E voi ci sarete? «Per forza».

Foto: alla Ds con Giorgia Cardinaletti; da fb G. Bertagnolli per cortese concessione. Video: Paralimpic Games su Youtube

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