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Vicenza calcio verso l'addio, si ammaina la bandiera biancorossa. Una storia di glorie, un presente di tristezze

di Claudio Strati

Tristezza biancorossa infinita. La storia del Vicenza Calcio pare al capolinea. Una storia gloriosa, che rischia di impastarsi sabato 13 gennaio all'Euganeo, dove sarebbe in programma il derby di coppa con i cugini padovani.

Dicono che i giocatori non ci saranno, e che la stessa politica della "sedia vuota" avverrà nel campionato di C. Liberi tutti, squadra addio e una città, o forse un'intera provincia, col magone. Anche se il comunicato nel sito del Vicenza Calcio recita come se tutto fosse normale: "La gara di Coppa Italia Serie C Padova-Vicenza, in programma sabato 13 gennaio alle ore 14:30 allo stadio Euganeo sarà arbitrata dal Sig. Fabio Schirru della sezione di Nichelino, coadiuvato dagli assistenti Sig. Andrea Zingrillo della sezione di Seregno e dal Sig. Antonio Spensieri della sezione di Genova".

E' il calcio d'oggigiorno che macina sogni e ricordi, e soldi, e butta tutto in malora. Nella città dove la Confindustria vanta da decenni il maggior numero di imprese associate, in un territorio ricco. Ma non si può continuamente riempire buchi a perdere e ora siamo arrivati a fine corsa, giocatori senza stipendi da mesi e signori si chiude. Sono finiti i tempi dei miracoli, in decenni recenti si sono macinati anche i soldi della politica (era la Provincia a guida Lega, allora, a "sponsorizzare"), e poi negli ultimi anni quasi un avviso infausto: sulle maglie il marchio della Popolare Vicenza, colmo della sfiga anche uno sponsor che d'improvviso andava a catafascio. Un tempo si ripianava, si trovava il prodotto del vivaio che ti riportava a galla finanziariamente, ma poi i giochi si sono fatti più ampi e più costosi, e si cade (vedi anche Modena).

E sul sito degli appassionati, museovicenzacalcio1902.net, la home page è occupata dal ripetere a caratteri cubitali la parola "vergogna", con la spiegazione che si sta distruggendo un patrimonio della città come se si trattasse della Basilica palladiana o della Rotonda. "Vicenza svegliati" si legge, con l'invito a dileggiare i responsabili della situazione, identificati in una decina di personaggi che avrebbero gestito come una cosa propria una società che era un pezzo della vicentinità.

Intorno al capezzale si agitano ipotesi e tentativi. Negli anni abbiamo visto di tutto, faccendieri stranieri, imprenditori locali e trattative, ma sempre con quel problema di bilancio a fare da sottofondo. Se si chiude, è il tonfo di una storia gloriosa. Di una grande provinciale, la Lanerossi con la mitica R sul cuore, che ha fatto palpitare il calcio, dagli anni Sessanta di Sergio Campana, centravanti talento che si vide chiusa la strada della nazionale solo per la compresenza di un certo Boniperti, Gigi Menti e Luis Vinicio, 'o lione, creatore di zampate entusiasmanti. Del piccolo grande portiere Luison, di Carantini e di un signore come Savoini, o della tenacia di difensori come Volpato. Della salvezza in A raggiunta spesso all'ultima giornata con indimenticabili vittorie pirata con Atalanta o Varese.

E poi i lanci vellutati e magici di Cinesinho, decantati dal giornalista poeta Giorgio Lago, e le bombe salvapartita su punizione di Sormani. O gli anni di Farina con la squadra (quasi) tutta vicentina o veneta, magari povera ma grintosa e verace, con i guizzi di Alessandrino Vitali, peso leggero però tutto nervo e eleganza, capocannoniere e autore di un gol vittoria a San Siro, contro l'Inter, in un recupero nebbioso: sbuca la sua testina d'oro e ruba il tempo perfino al grandissimo Tarcisio Burgnich. L'era del filosofo Scopigno, e quella fastosa di Gibì Fabbri e di Pablito, con una squadra Real, dal motorino Filippi alla falcata preziosa di Carrera, e quella con la rivelazione Roby Baggio, altra perla di tecnica e fantasia. Uno scudetto sfiorato con Paolo Rossi e la Coppa Italia vinta a fine anni '90, e una galoppata fantastica nelle competizioni europee.

Poveri ma belli, provinciali ma con l'orgoglio. Alle spalle un passato da incorniciare, poi la discesa e ora l'incanto s'infrange contro la realtà. Peccato, davvero, ma forse gli anni d'oro erano più giustificati dal sacrificio e dalla passione. L'attualità è da piangere, il futuro tutto da inventare.

Foto: tratte dal bellissimo sito www.museovicenzacalcio1902.net , un'istituzione nel web che speriamo non debba mai sparire: il gol di Vitali a San Siro (Inter-Vicenza 1-2) il 31 gennaio 1973, si nota Faloppa che aveva appena calciato sulla traversa. E la figurina di Luis Vinicio, della serie cartonata 1964/65 realizzata dalla Stef.

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