Forza Manuel, quel proiettile va sconfitto. Per la promessa del nuoto Bortuzzo la sfida più grande: e lui la affronta con enorme coraggio

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Forza Manuel, quel proiettile va sconfitto. Per la promessa del nuoto Bortuzzo la sfida più grande: e lui la affronta con enorme coraggio

«Eh sì, mi son furlan. Un finto veneto, come dice la collega Ilaria Cusinato». Diciannove anni, ironico e ricco di vita, un presente di impegno sportivo e di sogni olimpici, un futuro spalancato davanti a sé perché i numeri e le capacità ci sono. Ora Manuel Bortuzzo, trevigiano con natali triestini, è in un letto d'ospedale.

Il colpo di pistola in una serata tragica, in un quartiere di Roma, sparato da due malavitosi non si sa ancora perché (si parla di errore di persona) lo ha fermato. Dicono per sempre. Dopo i riscontri medici, i media hanno tutti ripreso pedissequamente ciò che ha riferito il responsabile neurochirurgo del San Camillo: «Lesione del midollo completa. Al momento consideriamo non possa esserci una ripresa funzionale del movimento delle gambe».

La speranza

«Al momento» ha detto il primario. Nonostante la sequela di titoli definitivi, queste due parole nascondono una speranza. Che é quella di tutti e anche la nostra. Forza Manuel. Lui, non molto tempo fa, è stato simpatico e immediato in un'intervista video concessa al sito swimbiz.it

«Un pesciolino»

Si è descritto come un trevigiano del centro città, ma nato a Trieste. Ha raccontato che ha perso il 2018 sportivo a causa di una mononucleosi e che poi ha deciso di lasciare il Veneto e approdare al polo natatorio di Ostia, ad allenarsi con big come Detti e Greg Paltrinieri. In pratica «sono un pesciolino tra gli squali» ha scherzato, ma ha anche aggiunto che il suo sogno sono le olimpiadi di Tokyo e si prepara per quelle. «Di certo devo lavorare, mi serve più forza, un cambio di ritmo, ma a volte a Paltrinieri, che è fortissimo, riesco a stare dietro». Non pensa alle acque libere, per ora («Sono un altro mondo»), gli piacciono le distanze lunghe ma attualmente è concentrato verso 400 e 1500: «Li sento più miei».

«Mamma fatti coraggio»

Per il ragazzo dell'Aurelia Nuoto ora si apre la pagina più difficile della vita. Quel proiettile al torace lo ha fermato. Forza Manuel. Magnini gli ha mandato un messaggio: «Prego e spero avvenga il miracolo. Forza e coraggio, lotta e non mollare mai». La Federnuoto ha garantito che per Bortuzzo cerherà il più idoneo centro di cura e riabilitazione al mondo. Quindi il presidente di Federnuoto Barelli, si legge sulle testate d'informazione, ha raccontato che il giovane al risveglio ha rincuorato la mamma, dicendole "fatti coraggio". Manuel è forte, ha un fisico atletico, affronta con grande coraggio la situazione.

«Una roccia»

«Manuel si è svegliato. Fisicamente è una roccia - ha dichiarato il presidente della Federnuoto Paolo Barelli al sito federale -. Sta migliorando visibilmente ora dopo ora e sta dimostrando di essere pronto ad affrontare il futuro con la stessa determinazione che lo spingeva in allenamento oltre i suoi limiti. E' cosciente della situazione con un senso di consapevolezza fuori dal comune e ben più maturo della sua giovane età. Nei prossimi giorni lascerà la terapia intensiva dell'ospedale San Camillo e sarà trasferito in reparto. Nel frattempo ci siamo attivati affinché inizi la riabilitazione in un centro di avanguardia. Stiamo valutando con la famiglia la struttura che possa assisterlo nel modo migliore. Non importa dove sarà. Siamo pronti ad andare anche in capo al mondo. Manuel è stato raggiunto dalla solidarietà di istituzioni e mondo sportivo, dall'affetto e dalla commozione dell'Italia intera. Ne ha sentito la forza e sa di poter contare su una famiglia premurosa, pronta a sostenerlo e ben più numerosa di quanto immaginasse. E' diventato il figlio, il fratello, il nipote di tutti coloro che non accettano di vivere in un ambiente ostaggio della violenza. Adesso occorrerà l'aiuto di tutti nell'ambito delle proprie possibilità e competenze. In questo momento Manuel è l'atleta più importante della Federazione Italiana Nuoto».

Calibro 38

E a proposito di sicurezza, sbandierata dalla politica ad ogni piè sospinto ma con altri intenti, ci dicano il perché delle pallottole vaganti in stile mafioso. La calibro 38 è stata ritrovata e due personaggi si sono presentati alle forze dell'ordine, pare ammettendo le loro responsabilità. Avrebbero sparato per errore. Eh già, perché si spara: per scelta o per errore.

Foto: dal profilo facebook di Manuelmateo Bortuzzo