Elena Vallortigara, lo sport e il corpo femminile: le puntuali riflessioni sull'informazione greve e gossipara... Video

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Elena Vallortigara, lo sport e il corpo femminile: le puntuali riflessioni sull'informazione greve e gossipara... Video

Un atleta non è solo muscoli e passione, è anche cervello. Spesso questo particolare non emerge, ma a volte sì. Elena Vallortigara, biondissima saltatrice in alto di Schio, quest'anno con 2,02 seconda italiana di sempre

a un solo centimetro da Antonietta Di Martino, ci tiene ai puntini sulle "i". E con autorevolezza mette in riga certi comportamenti della stampa italiana, spesso trascinata verso il basso da un andazzo di gossip e, a volte, cattivo gusto.

La Vallortigara, 27 anni, ha una storia di tenacia. Da cadetta (15 anni) salta 1,80 ed è la prima nelle graduatorie mondiali. Poi sale, entra in Forestale (oggi Carabinieri), subisce degli infortuni, conosce dei momenti difficili, in qualche modo sparisce dai radar. Si ricostruisce un po' alla volta, si dà alle prove multiple, ha poi la fortuna di essere in un corpo militare che le dà il tempo di riprendersi. Arriva il 2018 e fa l'exploit: pb a ripetizione e quel 2,02 incredibile nello stadio di Londra in Diamond.

Riceve il prestigioso Premio Cannavò dalla Gazzetta, insieme alla campionessa paralimpica Martina Caironi. E' stracontenta di entrare così da protagonista tra le pagine rosa, una specie di tempio dell'informazione sportiva, ma poi si mette alla tastiera social e scrive il suo pensiero: «Approfitto di questo momento di felicità per un'intima riflessione riguardo i valori dello sport» attacca l'atleta. E poi arrivano le stilettate precise precise. Al mondo dello sport istituzionale, alle pratiche discutibili dell'informazione: «Per me sono importanti l’uguaglianza e l’inclusione. Nell' atletica in particolare, secondo me, c’è un posto per tutti: ognuno con le proprie caratteristiche può trovare il modo di esprimersi al meglio. Non esistono differenze perché ciò che importa è il risultato che è soprattutto frutto del miglioramento personale, prima che confronto con gli altri».

Video. La pazzesca progressione di Londra: da 1,95 a 2,02

Ma soprattutto, sostiene Elena, «lo sport può anche essere un mezzo per abbandonare i pregiudizi nei confronti delle donne. Credo sia una grande scuola di vita che insegna ad essere autonomi ed indipendenti, a pensare con la propria testa, a contare su se stessi. Penso che le donne nello sport possano essere tutte diverse, ma esprimere determinazione allo stesso modo, ognuna nella propria individualità, nel fisico e nella mente, con i pregi e i difetti che rendono forti dentro e fuori. Peccato solo che in Italia lo sport femminile, per legge, non sia professionistico (lo sono alcune discipline praticate dagli uomini) e che le proposte avanzate da anni rimangano inascoltate».

Cose semplici ma profonde, argomenti che sono in ballo da decenni, come quello legislativo, ma restano immobili. Poi arriva il secondo round: «Purtroppo la narrazione di Tv e carta stampata è ancora distorta e poco equilibrata. Spesso e volentieri l’attenzione è concentrata sulla fisicità delle atlete, su quanto sono belle e non sulla loro bravura, a discapito dei risultati. Una buona comunicazione dello sport femminile è possibile, ne sono certa! Nel mio caso è stato possibile, ma ci vuole buona volontà da entrambe le parti. Ecco, mi auguro che La Gazzetta dello Sport faccia sempre più attenzione nel dare il giusto spazio e nel curare i contenuti». Con garbo, ma la bacchettata è di quelle che fanno centro, rivolta a un settore assai vasto.

In un'intervista precedente Elena Vallortigara aveva detto quel è la sua percezione della rappresentazione delle donne sui media sportivi: «“Da un lato mi sembra di vedere tanta, troppa apparenza. Troppo corpo e utilizzato come mezzo per pubblicizzare lo sport femminile. Ci sono esempi in cui si vede anche la sostanza. Di sicuro non è facile essere riconosciuta per i tuoi risultati: è più facile essere riconosciuta per le tue forme. Quest’ultima è una strada immediata, l’altra richiede tempo e lavoro: un risultato e soprattutto un successo non sono costruiti in un solo giorno. Quest’anno ho avuto più risonanza rispetto agli anni passati, ma ho dovuto saltare 2.02 per raggiungerlo! Il mio corpo è comunque un simbolo del lavoro e dell’impegno di ogni giorno. Il vero simbolo di quello che faccio, però, sono i miei risultati. Deve essere riconosciuto questo».

Più chiaro di così. Chapeau.

Video da Youtube, pubblicato da Ugo Piccioli