Addio Gigi Agnolin, re dei fischietti: dalla manina di Maradona ai bimbi d'Africa, e la visione realistica del calcio. Video

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Addio Gigi Agnolin, re dei fischietti: dalla manina di Maradona ai bimbi d'Africa, e la visione realistica del calcio. Video

(Cs) Se n'è andato in silenzio. E' stato l'inflessibile giacchetta nera del calcio italiano. Arbitro capace, figlio d'arte (il padre Guido era stato un fischietto doc), occhio lungo, bravo a capire le furbizie dei giocatori e a metterli in riga subito, gloria del calcio di Bassano del Grappa insieme a un altro guru come Sergio Campana, grande centravanti della seconda metà dello scorso secolo.

Luigi "Gigi" Agnolin era malato da tempo. Si è spento a 75 anni. Di lui si è scritto di tutto in queste ore, ricordando le centinaia di partite dirette, i riconoscimenti internazionali, la rappresentanza dell'Italia ai mondiali del Messico 1986 e a Italia '90, la direzione di finali della Champions e di altre coppe europee, l'avversione contro il Var perché era sostenitore di un calcio magari più "vero", fatto di umanità, di viste lunghe e di esperienza.

Era tipo da non farsi mettere i piedi in testa, soprattutto se qualcuno furbeggiava. Celebre il suo intervento tranchant con Bettega. In un derby torinese alle proteste dell'attaccante juventino le cronache riportarono che gli scappò un "ve fasso un c... così" in perfetto dialetto bassanese.

Insegnante di educazione fisica, un po' istrione, un po' ironico, Agnolin dopo la carriera da arbitro (che tra l'altro ha permesso alla sezione Aia di Bassano di diventare una delle più vivaci d'Italia) è rimasto nel mondo del calcio e in quello degli affari, tra l'altro fu direttore generale di squadre come Roma e Perugia. A Bassano, durante l'amministrazione Martinelli, fu il creatore e il gestore della prima piscina privata in città, per decenni fulcro di attività e di campioni, mentre il Comune non prendeva decisioni pubbliche su un impianto così importante. A livello imprenditoriale fu nella cordata della compagnia My Air, vicenda però finita non bene.

Vogliamo ricordare qui due aspetti. Al ritorno dai Mondiali messicani lo incontrammo in piazza Terraglio a Bassano, davanti alla sua casa. Ovvia la domanda sulla famosa manina di Maradona, il furto con cui il pibe de oro mise a cuccia gli inglesi. Lui quella volta si dimostrò un po' controcorrente rispetto alla sua inflessibilità. Era in tribuna, ci raccontò, e commentò divertito il gol di pugno, sostenendo che comunque l'Argentina si dimostrava più forte dell'Inghilterra. Cioè la bravata di Maradona, passata poi agli annali come un'impresa giusta e furba, gli era parsa come un colpo di genio. Chissà però se fosse capitato a lui, col fischietto in mano, che ci teneva a non farsi gabbare, come si sarebbe comportato.

Un video del 2013 di Radio Gubbio che ben riassume la figura di Gigi Agnolin

L'altra cosa da ricordare è un Agnolin diverso, vicino ai problemi umani. Una decina di anni fa si era buttato a fare il "Gran Papà" dei bambini in Mali e Senegal,con il tour della solidarietà. «Un Tour spirituale personalmente, ancor prima che sportivo, cominciato in Mali, lambendo la Mauritania e approdando infine in Senegal - raccontava allora Agnolin al giornalista di Avvenire -. Abbiamo percorso 700 km in bicicletta in sei tappe, dal 15 al 21 febbraio. Circa 1500 km, compresi gli spostamenti in autobus da un Paese all’altro, seguiti da un’ammiraglia, un furgoncino e un ambulanza».
A ogni tappa, lo scopo principale del tour era di verificare i progetti delle varie Ong presenti e operative da tempo su quei territori. Da lì sono nate opere e aiuti come un centro contro l’abbandono scolastico, lezioni di educazione sportiva ai ragazzi. Raccontò Agnolin che a conoscere da vicino come viveva la gente lì, «al riparo dalle cose futili e soprattutto tragiche dell’Occidente», quel panorama, pure di povertà ma di semplicità, era da rivalutare rispetto ai nostri standard. E nacquero progetti di aiuto e sostegno, anche attraverso lo sport, da sviluppare negli anni seguenti.

In quell'occasione, sempre al giornalista Massimiliano Castellani del quotidiano Avvenire, Gigi Agnolin aveva dichiarato: «Il calcio italiano è in crisi, ma è normale, se valori come il rispetto per gli arbitri e per gli avversari sono andati in malora cosa ci si può aspettare? La classe dirigente è la prima responsabile di questo stato di cose, perché in quale altra parte del mondo si cambiano 15 allenatori dopo 25 giornate? Il risultato a tutti i costi, che da noi viene inculcato fin da bambini, ha portato alla perdita dello spettacolo e a stadi desolatamente vuoti». Saggezza di un uomo che il calcio l'aveva conosciuto dal di dentro. E correva l'anno 2010...

Foto: da Wikipedia, pubblico dominio 1979 Agnolin fischia una punizione di un match Perugia Milan. Video: da Radio Gubbio Youtube