Gigi Buffon, il sangue friulano non basta al Bernabeu. I nervi saltano e pure il finale da sogno (come Zidane). Foto

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Gigi Buffon, il sangue friulano non basta al Bernabeu.  I nervi saltano e pure il finale da sogno (come Zidane). Foto

di Claudio Strati

Ha sollevato un vespaio lo sfogo anti arbitro (certamente sopra le righe e non in linea con l'aplomb necessario) post partita col Real Madrid di Gigi Buffon, il portierone con il 50% di sangue friulano simbolo dell'Italia pallonara. L'uscita dalla Champions dopo aver dominato il Real Madrid nel mitico stadio Santiago Bernabeu

ha fatto male, malissimo allo Stivale del calcio, però nei commenti si sono viste non le oggettive considerazioni, ma piuttosto le divisioni (storica malattia italica) tra juventini e anti juventini.

Se la roccia perde le staffe

E' andata come è andata. Il Grande Sport invece, a bocce ferme, intende sorvolare sul "dopo" e porre l'accento sul "prima". Quando il Gigi nazionale ha sbarellato in campo, facendosi espellere da un direttore di gara probabilmente inadeguato. Buttando alle ortiche, però, le residue chance di andare avanti. E qui ci vediamo un'analogia con lo Zinedine Zidane del 2006, nella finale mondiale. Perdere la testa spesso significa perdere tutto. Cosa che non ti aspetteresti da grandi campioni navigati, straricchi, strabravi, straosannati e iper collaudati da mille battaglie. E quella sera c'erano tutti e due: Buffon nella "rissa" verbale col fischietto britannico, Zidane sulla panca del Real, in ambasce e col destino sospeso tra l'andare a casa o riuscire a rimediare una qualificazione insperata.

E' il 93°, la Juve conduce 3-0 di fronte a uno stadio ribollente ma attonito. Ronaldo mette in mezzo di testa l'ultima palla buona. Si avventa Vazquez, deve controllare di petto e buttare dentro da due metri con il solo muro di Buffon a provare a fermarlo. Ma arriva da dietro Benatia, infila la gamba tra braccio e petto dello spagnolo, colpisce la palla. I due rovinano a terra, l'arbitro fischia il penalty. Scoppia la bagarre e Gigi, il toscano mezzo friulano, alza la voce. Ma la roccia di indole friulana, grazie a quel grande sportivo di papà Adriano da Latisana, non "tiene". Va oltre, troppo. Super esperto, ne ha viste di ogni colore, ha vissuto mille situazioni, ma il suo computer in quel momento non assembla gli input giusti. Tra cui la valutazione dell'arbitro che ha davanti. Il quale esagera, o la fa da cattivo, e gli mostra il rosso. Un peccato per l'ultimo atto internazionale di una enorme carriera.

Pochi istanti e tutto si compie

Conseguenze: pochi secondi per la pedata della vita, concentrazione andata a farsi benedire, il povero Szczesny buttato nell'areana a fare l'agnello sacrificale di fronte al n. 1 del mondo. Mentre mantenere i nervi saldi avrebbe significato provare a fermare Ronaldo dagli 11 metri. Gigi era l'unico a poterlo fare, e ad avere qualche percentuale di possibilità di mandare i bianconeri ai supplementari. Gigi era l'unico che poteva mettere in soggezione il Cristiano realista in quel momento fatidico.

Gigi Buffon, il sangue friulano non basta al Bernabeu.  I nervi saltano e pure il finale da sogno (come Zidane). Foto

Invece, così, il portoghese sarebbe andato in carrozza. E posto che Szczesny facesse il miracolo, la Juve si sarebbe trovata ai supplementari in 10, e senza il Pepita. Un disastro. Il buon Zidane si deve essere fregato le mani in panchina. Improvvisamente, in pochi secondi, si è visto spalancare un'autostrada: o segno il rigore del golletto qualificazione, o comunque con l'uomo in più me li cucino nei supplementari. Un minuto primo era invece angosciato. E si deve essere ricordato il film della finale 2006 di Berlino. Lui che perde il controllo sotto le provocazioni di Materazzi e gli rifila la storica testata in pieno petto, facendolo stramazzare a terra. Lui che prende il rosso e se ne va a testa bassa, frastornato, lasciando i bleus nel panico. La Francia stava dominando e visibilmente crescendo, un po' alla volta si sarebbe mangiata l'Italia, proprio Gigi Buffon aveva da poco compiuto un miracolo su una capocciata di Zinedine. Poi, uscito il numero uno, superiorità numerica e nuova determinazione venuta a corroborare gli azzurri hanno fatto il resto: Italia campione.

Il tempio pagano del calcio

A Madrid il confronto degli ex colleghi Gigi-Zinedine si è ripetuto. Stavolta a distanza: se in terra tedesca il portierone gli aveva negato il gol mundial, qui purtroppo (per la Juve) gli ha tolto le castagne dal fuoco. Alla fine i madridisti esultavano, ma si devono essere anche vergognati un po'. Aver rischiato così tanto, dopo aver pensato di essere già passati dopo il 0-3 di Torino, è sicuramente rimasto loro dentro con amarezza. Per loro le merengues sono una religione e solo la vittoria conta, solo quella è salvifica. E il Santiago Bernabeu è il tempio pagano, dove il tifo, il business, la bellezza del gesto atletico, la storia sono la bibbia, il vangelo e quant'altro per la fede madridista.

Gigi Buffon, il sangue friulano non basta al Bernabeu.  I nervi saltano e pure il finale da sogno (come Zidane). Foto

Chi visita il Bernabeu respira questa aria perfino un po' esagerata, oltranzista, dove il Real è uno e trino, dove i filmati con la ripetizione dei gol (solo quelli fatti, quasi mai quelli subiti) e dei gesti atletici è come una celebrazione, una messa a cui i tifosi si approcciano con deferenza e illimitata fiducia. Dove la foto con i campioni (riproduzioni), o dove il giro virtuale sull'autobus delle merengues sono riti di un paganesimo sportivo. Dove la visita degli spogliatoi, delle docce, delle saune, magari anche delle toilette di Ronaldo & C., sono oggetto di un pellegrinaggio non tanto guardone quanto deferente e composto. Dove l'esposizione delle infinite file di coppe enormi vinte nella storia, scarpe e palloni, maglie (c'è anche quella con Parmalat, qui finivano le finanze italiane prima del crac sulle spalle dei risparmiatori) e feticci sono oggetti di culto. Dove ogni occasione è buona per spendere tra ticket, foto, gadget e prodotti sportivi mentre gli addetti ti continuano a proporre l'acquisto della tessera madridista.

E dove esiste solo il Real, e non c'è traccia ad esempio del campionato del mondo 1982 concluso nel tempio del calcio spagnolo con la finale tra Italia Germania, sugli spalti il presidente Pertini, re Juan Carlos e regina, e il cancelliere Kohl. Un pezzo di storia autentica del calcio, espulso però dal tour dello stadio, perché avulso dalla fede madridista ed estraneo all'unica religione monocratica, alla sola fede ammessa. Quella del Real. Rimane un tot di soddisfazione amara: per i novantamila del Bernabeu, nello stomaco, un rimasuglio di vergogna per come se la sono sfangata, causa la Vecchia Signora.

Foto. Buffon al microfono di Sport Mediaset (Youtube) dopo il match e immagini dal Santiago Bernabeu: una delle vetrine delle coppe e lo stadio sotto la neve (by Il Grande Sport)