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Zigo-gol, l'arte del pallone secondo uno dei grandi: a 72 anni ancora ribelle alla panchina

Zigo-gol, l'arte del pallone secondo uno dei grandi: a 72 anni ancora ribelle alla panchina

di Gabriele Zanchin

"Dove mi devo mettere in campo non me lo diceva nemmeno Helenio Herrera…”. Ha lo sguardo torvo ma tra il serio ed il faceto indirizza questa affermazione-imprecazione verso la sua panchina.

Gianfranco Zigoni, 72 anni, mitico “Zigogol” è stato il protagonista della partita che ha commemorato i 70 anni dell’Opitergina calcio, giocata allo stadio “Opitergium” contro i giornalisti di “TvPressing”. Zigogol a grande richiesta ha fatto un’apparizione, una ventina di minuti “il dottore me lo aveva proibito perché ho la schiena a pezzi, potrei solo camminare e basta, ma non potevo mancare”.

Infatti è stato l’ospite d’onore insieme agli altri due “miti” della storica società trevigiana e cioè Renato Faloppa (rimasto in tribuna) e Ivan Gregori (che ha giocato eccome, a dispetto dei 69 anni). Ma inutile dire che Zigogol suscita un fascino particolare anche se in campo ci va solo per… onor di firma. Ma va bene così e poco importa se poi la partita termina 1-0 a favore delle vecchie glorie dell’Opitergina perché alla fine è stata la festa di tutti. Ma soprattutto di e per Zigogol: “Io nella mia vita ho amato un solo giornalista - ha spiegato al termine dell’incontro in una chiacchierata informale - ed è stato Giorgio Lago. Ora invece leggo poco i giornali, leggo poco di sport. Sì, guardo cosa fa mio figlio che gioca con la Spal (è partito dal Treviso ndr) e poi leggo, ecco questo sì con interesse, la rubrica “Passioni e Solitudini” di Alessandra Graziottin…”.

Ciò significa che Zigoni si sente solo?

“Se getto uno sguardo al passato penso di aver commesso tanti errori, penso di non essere stato o non essere un buon esempio per i giovani calciatori e sportivi in genere. Per fortuna mio figlio è molto migliore di me anche se non è stato facile all’inizio portare questo cognome ma ora ha superato questa situazione. Ecco sono contento e fiero di lui, veramente…”.

Ma lei è stato un idolo per generazioni di sportivi e tifosi.

“Già ed ancora adesso mi domando perché. Io non ho mai segnato tanti gol, non ho mai vinto nulla di importante eppure anche poco tempo fa mi sono venuti a trovare tifosi del Verona, un pullman intero. Ma che ci trovate in me? ho chiesto e loro mi hanno detto che va bene così, non so…il mondo è strano”.

Zigoni segue poco il calcio attuale per sua ammissione, a parte suo figlio. Ma anche qualcos’altro.

“Seguo quello che fa Francesco Guidolin perché è un bravissimo ragazzo. Lui era giovanissimo ed era in camera con me quando giocavamo a Verona. Ragazzo buono, gentile, generoso con un ottimo carattere. Ecco lo seguo quando posso e spero tutto il bene possibile per lui e la sua squadra…”.

Ecco, perché un ricordo di Zigogol? Perché giocatori come lui ed Ezio Vendrame, un giorno avversari ma ora amici, pur non avendo mai vinto nulla sono stati i calciatori che più di altri hanno acceso la fantasia dei tifosi locali. Come dire, il calcio non è solo vittorie, sconfitte ma anche giocate, spettacolo e… qualche gol.

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