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Sistema doping, il terribile outing di Di Luca, l'unico radiato dal ciclismo: 'Tra i primi 10 solo se...'. Video

Sistema doping, il terribile outing di Di Luca, l'unico radiato dal ciclismo: 'Tra i primi 10 solo se...'. Video

di Gabriele Zanchin

«Sei a posto? Mettiti a posto». Il consenso-assenso del doping nel ciclismo secondo Danilo Di Luca, primo e unico corridore ciclista radiato dal suo sport, passa proprio attraverso queste semplici

affermazioni da parte dei responsabili dei vari team.

«Sei a posto? Mettiti a posto», mai la parola doping, o droga, è uscita dalla bocca di qualche dirigente, mai affermazioni esplicite ma sempre indirette. Tutto questo Danilo di Luca lo ha ribadito a Cison di Valmarino ospite di “Soligoinrete” il meeting sull’informazione organizzato da Qdpnews.it con il patrocinio del Comune e che ha visto protagonisti, tra gli altri,  Mino Taveri di Mediaset, Gianluca Di Marzio di Sky, Luigi Bacialli di ReteVeneta e appunto Danilo Di Luca che ha presentato il suo libro “Bestie da vittoria? I tanti interrogativi sul ciclismo ed il doping da Marco Pantani a Lance Armstrong”, scritto con Alessandra Carati.

Video. Intervista a Di Luca per #soligoinrete (da youtube per Qdpnews)



Danilo Di Luca, personaggio discusso e discutibile senza dubbio. Ma, ma come ha spiegato bene Glauco Zuan direttore di Qdpnews.it che ha diretto il meeting, la presenza di Di Luca a Cison non è stata tanto per commentare o giudicare la sua vicenda quanto per conoscere, sapere, approfondire…Tanto più che Di Luca ha delle affinità con la zona solighese avendo colto la prima vittoria da Junior proprio a Solighetto nel 1994 e poi il campionato italiano a Col San Martino.  Di Danilo Di Luca si è sempre parlato come “di un predestinato”: «Io ho sempre vinto, dalla prima gara che ho corso fino ai professionisti, anche se il salto tra i prof è stato assai duro ma non ho mai pensato di mollare e non avrei mai accettato una carriera da comprimario».

Da qui il salto al doping? «Non c’è una data in cui possa dire di aver cominciato a doparmi. E’ stata comunque una scelta mia, perché penso che non si possa arrivare tra i primi 10 di un grande giro senza essere dopati. Il doping ti aiuta un 5-7% ma se ci sono dieci corridori tutti uguali fa di certo la differenza, ma attenzione. Tutto questo se sei già forte, altrimenti anche dopandoti non vai da nessuna parte. Chi vince un Giro lo vince sia da dopato che non…». Ed ancora: «Non c’è nessuno che nel mondo del ciclismo ti dice di doparti ma se vuoi fare il prof lo devi fare perché in qualche modo te lo fanno capire…».

E questo famigerato sistema doping? «E’ tutto quello che ruota attorno a ciclismo, federazione, organizzatori, squadre, direttori che tutto sanno e non dicono mai nulla. Il ciclista è la parte più debole del sistema». Ecco il sistema: «Il ciclismo è l’unico sport di squadra in cui gli atleti non hanno un tesserino, non appartengono alla squadra ma sono solo legati da un contratto a volte capestro. Ecco allora che quando succedono certe cose l’unico a pagare è soltanto il corridore che viene lasciato solo mentre la responsabilità - a giudizio di Di Luca - è sempre di tutti perché tutti sanno o sapevano».
Come è capitato a Pantani... «Pantani non c’è più perché aveva un carattere debole. Se io sono qui è solo perché ho un carattere forte. Ecco, Pantani , che non è mai stato trovato dopato, sarebbe stato il più forte anche senza doping. Armstrong? Lui aveva il suo doping e il suo sistema. Sono convinto che senza doping avrebbe comunque vinto almeno 4 Tour”.

Rifarebbe certe cose? «Io rifarei tutto quello che ho fatto ma in maniera diversa. Ai giovani dico: imparate dai miei errori».

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