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Dal Grappa al Nepal: Mira torna a casa. Il trail cambia pelle e il suo mondo s'interroga. Eroi 2016: tutti i nomi

Dal Grappa al Nepal: Mira torna a casa. Il trail cambia pelle e il suo mondo s'interroga. Eroi 2016: tutti i nomi

di Claudio Strati

Il trail degli Eroi ha fatto il suo corso e lei, la giovane trail runner Mira Rai, dopo sei mesi in Europa, torna nel suo Paese, il Nepal, per mettere in pratica quella mission che si è data: offrire una chance in più a ragazze e ragazzi,

creare per loro delle opportunità che possano aiutarli nelle difficoltà della vita quotidiana. Organizzerà gare e garette nei villaggi, spesso sperduti, che di rado vedono eventi del genere. E già i suoi giovani connazionali, e i loro insegnanti, sono in fibrillazione nell’attesa.
Il mondo trail si è dato appuntamento sul Grappa ed è stata anche l’occasione per riflettere su una disciplina che sta conoscendo un assalto di manifestazioni ed eventi. I runner della prima ora hanno approfondito come sta cambiando pelle il loro ambiente. Con qualche perplessità.

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In ogni caso Mira Rai havivacizzato il Trail. La leggenda del trail running nepalese, ospite di riguardo, Mira, nata per correre, ex bambina soldato che oggi fa l’atleta a 360 gradi per aiutare le giovani generazioni nepalesi, è stata protagonista della serata culturale pre-Trail e poi vivace osservatrice della gara.

In Nepal Mira ora inizierà ad organizzare delle garette per i ragazzini nei villaggi nepalesi, a partire dal suo. E’ il logico sviluppo della sua mission, quella di fare sport per aiutare le giovani, ma non solo, del suo Paese a emanciparsi e ad avere delle opportunità. Lo ha annunciato nella serata a lei dedicata, quando è stato proiettato il Mira Rai Film nell’ambito dell’organizzazione del Trail degli Eroi 2016. Tite Togni, la specialista di Trail che la segue, ha spiegato che si tratta di un progetto molto profondo, anche se i numeri dei ragazzi che verranno coinvolti non sarà elevatissimo: «In Nepal non c’è comunicazione, non c’è elettricità, i villaggi sono isolati e lontani. Per cui le manifestazioni che porterà Mira saranno, soprattutto nelle zone più disagiate, degli autentici eventi, con i presidi delle scuole mobilitati».

Una rivoluzione per territori isolati, Mira porterà anche piccoli panelli solari per superare basilari esigenze energetiche. «La cultura lì è molto arretrata, soprattutto non vengono date possibilità alla donna. Mira ha avuto genitori lungimiranti, che le hanno dato libertà di scegliere, ma normalmente questo non accade».

Mira alla serata di Borso del Grappa: sorrisi ed energie

Così la leggenda dell’esile, ma fortissima dentro, nepalese continua. Mira Rai a Borso ha soprattutto ascoltato, è una ragazza simpatica e schiva, dal trasparente sorriso. Dopo il suo film si è parlato del mondo Trail e di come sta cambiando. Del business odorato da alcuni che si sono buttati a capofitto organizzando gare che non sempre soddisfano, peraltro, i partecipanti. «Oggi d’improvviso c’è un’offerta di ogni tipo - ha osservato Renato Menci, organizzatore di trail - e spesso prevalgono i parametri commerciali ed economici. Ma siccome nessuno è costretto a fare ciò che non vuole, io faccio a modo mio. Per me il trail continua ad essere un ritrovo tra amici, che troppo interesse privato può rovinare. Io dico: più anima, meno business. E attenti a non scadere a livello delle corse su strada, dove si trovano comportamenti allucinanti a livello educativo, gente che butta bicchieri e bottiglie a terra».
   
Ma il trail si fa da professionisti o da dopolavoristi? Su questo Cristian Modena, atleta spesso di punta, ha regalato parole importanti. «Mi stupisco ogni volta che faccio un risultato, visto che per tutto il giorno sono in costante lotta con i clienti e poi la sera trovo un po’ di tempo, una o due ore o 40 minuti, per allenarmi sempre ai massimi livelli. Ma un lavoratore ci mette passione. Non lo farei mai a tempo pieno. Diventerebbe una routine». E c’è ancora la dimensione di chi fa trail per curiosare, vedere l’ambiente, fotografare, come Roberto Beretta atleta viaggiatore. E chi dal trail trae ispirazione per scrivere, come Francesco Rigodanza, atleta blogger: «Racconto come in un diario. Il trail sta cambiando, ora lo fa tanta gente  e come in altri sport può venire inquinato da comportamenti sbagliati, anche se tutti dicono che è uno sport purificatore».    

Aleggia insomma il timore dei “puri”, dei trail runner della prima ora, rispetto ai cambiamenti che possono insidiare lo spirito originario di questo sport sotto le spinte di un mondo che si affaccia agli eventi perché “tirano”. «In effetti i runner del trail sono raddoppiati in questi anni - dice  Davide Zanetti organizzatore del Trail degli Eroi - ma gli eventi si sono moltiplicati per dieci. Per cui c’è un’offerta molto superiore alla domanda, e gli eventi stessi ne soffrono».

Chi fa il “professionista” con uno sponsor ha il problema degli infortuni e della pressione dei marchi. Ma ormai gli sponsor hanno capito che l’infortunio fa parte della vita dell’atleta. La stessa Mira Rai quest’anno, tra una frattura da stress e un intervento al legamento crociato, ha conosciuto uno stop.

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