Appunti per un'altra atletica: il messaggio di Praga 2015

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Appunti per un'altra atletica: il messaggio di Praga 2015

L’altra atletica è quella che si è vista a Praga, agli Euroindoor. Li abbiamo seguiti un po’ “in diretta” attraverso la nostra pagina facebook e su twitter,

con hashtag “praha2015”, raccontando quel che avveniva sotto i nostri occhi nella fantastica O2 Arena, seguendo in particolare gli atleti azzurri del Nordest.

E con un soddisfacente risultato da parte dei nostri lettori, che spesso hanno interagito e hanno potuto avere, oltre a dei commentini, anche dei flash e delle foto in tempo reale su ciò che accadeva in gara.

A bocce ferme, riguardare gli Euroindoor è istruttivo perché hanno raccontato, per noi italiani che amiamo l’atletica leggera, uno scenario diverso. Un attaccamento popolare a questo sport, vissuto come un autentico spettacolo, quando da noi invece, colpiti da overdose pallonara, l’atletica vive in una dimensione un po’ dimessa, una nicchia, non tantissima gente negli stadi, scarsi spazi televisivi, una visione un tantino ferma nel tempo e molti atleti sconosciuti alla gran parte dell’opinione pubblica.

I cechi invece hanno dato l’idea di voler sviluppare questa disciplina. A partire da una O2 Arena più o meno sempre piena, 11-12 mila posti a sedere, biglietti finiti da tempo e bagarini intorno allo stadio per dei fruttuosi last minute. La O2 Arena è impianto polivalente da sogno in confronto ai nostri palaindoor, struttura circolare, tribune su quattro piani, un’acustica perfetta e un tifo da far tremare i polsi. Insomma l’atletica ha dato l’idea di essere una vera regina degli sport, al contrario del Belpaese dove appare come una principessina decaduta. E un Paese da 10 milioni di abitanti alla fine, pur mettendo in conto il fattore campo, è stato quarto nel medagliere dietro solo a Russia, Francia e Regno Unito, superando team big come la Germania.

L’organizzazione ceca è stata molto nazionalista. Questo da una parte ha disturbato un po’ gli “altri”, dall’altra però ha dato l’idea di un Paese che vuol far crescere la disciplina atletica. Gli eroi nazionali pompati all’inverosimile, interviste e immagini praticamente solo riservati a loro con qualche rara eccezione per super stelle europee (vedi Lavillenie, dopo aver sfiorato il world record), lo spettacolo di apertura (una grande kermesse di musica e luci, pur fatta senza probabilmente spendere molto, ma mettendo in campo ginnasti, ballerini, ragazzini) tutto mirato alla storia dell’atletica ceca e ai suoi campioni che faceva sembrare il tutto  più una faccenda boema che europea, ma la scelta vincente dei cechi è stata quella di promuovere l’atletica tra la loro gente e favorire il reclutamento delle giovani generazioni. L’headline dei campionati era “Il fan è parte del team” e mai slogan è parso più azzeccato: il pubblico con il suo tifo ha sicuramente portato gli atleti cechi a conquistare più allori del previsto. Nel centro commerciale a fianco del palazzetto spazi gioco per i bambini  che potevano provare in modo ludico la corsa, il salto e il lancio, su “pistine” improvvisate e probabilmente ciò è avvenuto in altre parti del Paese.

Gli Euroindoor sono stati così un evento assolutamente mai noioso. L’accompagnamento musicale e ritmato delle gare magari non ha aiutato sempre tutti, anzi in qualche situazione ha disturbato atleti impegnati in prestazioni in contemporanea, ma nel complesso ha prodotto effetti estremamente coinvolgenti. A livello italiano, forse per la prima volta in modo così netto, dopo tanto tempo, parecchio spazio sui giornali e fino a 200 mila spettatori davanti alla tv quando ci sono state le dirette. Un buon segnale, speriamo. Il modello ceco dovrebbe pur insegnare qualcosa.

Qualche breve notazione infine sugli azzurri, che alla fine hanno “salvato” una nazionale piena di forfait di molte punte per fastidi e infortuni, con due argenti e un bronzo. Da segnalare intanto, particolare già ben segnalato anche da altre testate, che il Nordest resta la culla felice dell’atletica. Gli argenti sono figli dell’alto, della friulana Alessia Trost a 1,97 e del trentino Chesani a 2,31; il bronzo è della vicentina Federica del Buono nei 1500 in 4’11”. Gli altri piazzamenti sono il quarto posto del vicentino Michael Tumi nei 60 in 6”61, il sesto del vicentino Matteo Galvan in 46”87, il settimo della trevigiana Giulia Viola nei 3000 in 8”59. Insomma tutto il meglio è arrivato da Veneto, Friuli e Trentino. Ed è mancata, ad esempio, la firma della padovana Chiara Rosa nel peso, incappata in una di quelle giornate in cui va tutto storto. Per il resto qualche senatore ha toppato, mentre le new entry si sono difese e di certo, dopo il primo impatto su uno scenario così importante, potranno solo crescere, lasciandole lavorare. Praha 2015 lascia questa impressione.